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mercoledì 28 gennaio 2009

Train de vie

Mi sono regalato un buon film per il giorno della memoria. Ho visto "Train de vie", che è pellicola sincera, vitale e anche un poco ruffiana. E' un film molto bello che metto volentieri nella vetrina della bottega. 

Alcuni dialoghi sono fulminanti.

– Schloime, perché sei tu il matto?
– Per caso. lo volevo fare il rabbino, ma il posto era già preso. Visto che mancava il matto, ho pensato: "Fai il matto, se no lo fanno loro. Fallo al posto loro".
– E non ti senti un po' solo?
– Oh no, non sono i matti che mancano...
– No, intendevo una donna. Perché non hai moglie, Schloime? Dei bambini, una casa?
– Ah no, non sono mica matto...
(pausa) Li avrei amati troppo… sarei morto d’amore. Impazzito...

mercoledì 21 gennaio 2009

Pretty good year...

sabato 28 giugno 2008

Le mele di Cezanne


Le mele di Cezanne come il senso della solitudine buona. Le mele di Cezanne come il mistero di quelle cose che riconducono l’uomo verso sé stesso.

L’ultima immagine dell’“Età barbarica” di Arcand è molto bella… l’Uomo che durante tutto il film ha cercato di combattere la propria solitudine, l’incomunicabilità con la famiglia e il lavoro frustrante trova una via di speranza proprio nella solitudine. Non nella solitudine fatta di tutti, di cui ho parlato altre volte, ma nella solitudine vera. Nella fuga mundi.

Non bisognerebbe mai vivere troppo a lungo immersi nella quotidianità.

La quotidianità corrode il senso della vita.

E alla lunga rischia di corrodere il senso delle mele di Cezanne.

domenica 15 giugno 2008

Compagni di scuola

E poi, ai matrimoni, incontri i vecchi compagni di scuola. Almeno una volta a stagione. Almeno una volta a stagione c’è un compagno di scuola che non vedi da anni e che – ovviamente ubriaco – ti invita al brindisi.

- No grazie, lo sai che non bevo. E poi figurati in servizio…

- Ma non rompere i coglioni Ben…

Mi bagno le labbra. Meglio perdere una battaglia che la guerra.

- Allora come stai Ben, dimmi dimmi… che fai nella vita che fai? Fai i matrimoni?

- Mah, in realtà… si, dai. Ogni tanto faccio qualche lavoretto… ma dimmi di te! Che fai che fai nella vita di bello che fai?

- Io? Lavoricchio pure io… un po’ qui un po’ lì. Certo non come Sergio…

Come temevo. Nella mia precedente vita penso di essere stato un gerarca nazista. Altrimenti non si spiega il motivo per cui da dieci anni mi tocca continuamente prendere parte al rito penoso del “where’s who?”… Quello si è sposato (“s’è ingabbiato, l’amico! A me quando me fregano?”), quello è andato a vivere in India (“eh sì, è sempre stato un tipo strano strano”), l’altra è rimasta incinta (sguardo malizioso), quell’altro è dottore (“che vuoi… è sempre stato un genio…”).

Oggi ero così preparato che in quindici minuti ho snocciolato nomi, cognomi, occupazioni ed eventuali matrimoni dei 26 personaggi passati per il nostro liceo, completando la performance con un sorso di spumante e raccogliendo uno stupito “Ahò Ben, ma sai tutto! Beh certo, a forza de matrimoni…”.
Eh sì, so tutto e c’ho un po’ le palle piene di questo rito.
Mi mette tristezza, mi ricorda “Compagni di scuola” di Verdone...
E mi ricorda che il tempo se ne frega delle nostre malinconie e delle buone intenzioni con cui vorremmo evocare i “bei tempi andati”. Che poi – ad essere pignoli – “bei” non erano proprio, avendo i loro consistenti lati di merda.

La realtà è che il tempo se ne frega anche di quei lati di merda.

E come un placebo ci regala l’illusione di un bucolico, spensierato, gaudente passato liceale.

Forse dovrei iniziare a bere.

giovedì 17 aprile 2008

Cinema mon amour...

Richiamato all'ordine da Calimero, piazzo un post provvisorio. Non nel senso che lo tolgo ma nel senso che non sarà un granchè. E' che durante queste settimane di università avrei da dire moltissime cose ma, come sempre paradossalmente mi accade... non riesco a scrivere nulla perchè non so' scegliere.
Però una triplice raccomandazione ve la lascio qui in bottega: negli ultimi dieci giorni ho visto tre film bellissimi al cinema che vi raccomando caldissimamente.

  1. Tutta la vita davanti. Attenzione però: è tanto bello quanto doloroso. Vi giuro che fa male, ma male fisico. Se poco poco siete giù di morale evitatelo come la peste. Soprattutto le femminucce.
  2. Juno. Che è bello. Bello e sereno come un bicchiere di succo d'arancia. Bello e candidamente luminoso come la protagonista. E come dovrebbe essere la maternità ad ogni età, senza Giuliano Ferrara ad imbrattarla.
  3. La banda. Che mi era stato consigliato mesi fa da Ainda ed è rarefatto e splendido. Un film di un'umanità sconcertante e vivida. Un film caldo e rosso come la fiamma di una candela accesa nell'oscurità. O come quella "My funny Valentine" alla tromba che di tanto in tanto riecheggia nella pellicola. E nel mio cuore.
A presto con nuove, mirabolanti avventure, :)
Ben

domenica 14 ottobre 2007

La vita, la morte, la politica, l'amore, la storia, ...


S
olo due righe. Solo due righe per raccomandarvi un film che ho appena finito di rivedere.
Perché sono in grado di chiamare per nome tutti i film che mi fanno piangere, in effetti si contano sulle dita di una mano.
Trovate il modo di vedere, se non l'avete ancora fatto, "
Le invasioni barbariche" di Denys Arcand.

mercoledì 4 luglio 2007

Touché


Torno a leggere Rostand. Lo faccio fiero perché in questi giorni tocco. Come Cirano.

«E invece… cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, mettermi – se ne ho voglia – il cappello di traverso, battermi per un si per un no o fare un verso!
Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna alla cronaca di un viaggio cui si pensa da tempo, magari sulla luna!
Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te! Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie che si sono colte nel proprio giardino, con le proprie stesse mani!
Poi, se per caso ti arriva anche il successo, non dovere nulla a Cesare, prendere tutto il merito per te solo e, disprezzando l’edera, salire – anche senza essere quercia, né tiglio – salire, magari poco, ma salire da solo!»

A voi, chinando il pennacchio,
Ben

sabato 5 maggio 2007

Tris d’assi…

Tris di piccole soddisfazioni settimanali: un concerto di Stefano Bollani che riecheggia ancora nelle pareti del mio cuore, una piacevole intervista fatta dal sottoscritto (!) ad un cantante libero e onesto: Graziano Romani (molto bravo ed estremamente cordiale) e infine "The costant Gardner", film di cui parlerò prossimamente.

È un brevissimo post per raccontare tre giorni di nutrimento artistico, avevo veramente molta sete. Forse è per questo che oggi i ragazzi del progetto movie mi hanno trovato un po' più in forma (e la sensazione è stata ricambiata, iniziamo a ingranare con qualcuno…). Si va avanti. Si va avanti.

mercoledì 11 aprile 2007

Architetture lontane

Come sanno le poetesse che frequentano questa bottega, esistono parole in grado di evocare anche ciò che non dicono. Esistono stati emotivi che solo parole errate sanno descrivere.
Volevo dunque dedicare alle mie clienti questa breve storia d’amore, che adoro per la sua freschezza, per il suo ottimismo e per quella capacità evocativa di cui sopra.
Che sia di buon auspicio per questa bella stagione che incombe minacciosa sulle nostre teste.

Avvenne per caso
in una stradina moderna
sotto la pioggia
Gli ombrelli che fanno zum -zum - zum
E l’ universo fa bum - bum - bum

Lui: una canzone francese
Lei: una rossa risata irlandese
Piovvero languidi giorni
Piovvero languidi giorni…

Sì ma io dov’ero andato
Tutto mi sarei guardato
E ne avrei scritto anche meglio di così

Lui era un loden portato
da una dolcezza senza rimpianti
da studi classici ardenti,
la pipa morsa tra i denti…

Lei era un cavallo, un gatto,
un’ondata di mare nordico al sole,
Vestita come uno vuole,
Vestita come uno vuole…

Due belle gambe, lei
e un po’ di fumo azzurro, lui…
Col permesso degli dei…

Gli déi dei bei sonni…
Gli déi dei begli anni,
Gli déi dell’ amore rosso,
del fuoco nelle sottane, architetture lontane…

La vecchia canzone francese
contro una rossa risata irlandese
Gli ombrelli che fanno zum -zum - zum
E l’ universo fa bum - bum – bum

Architetture lontane, Paolo Conte

giovedì 5 aprile 2007

Jazz


Quando il trombettista di Berghidda tiene la nota,
dopo vortici di sonorità e ritmi spezzati, il pubblico sembra trattenere il respiro.
Passano i secondi: dieci, venti, oltre.
Continua, Fresu, a tenere quella nota che non vuole esaurirsi. La leggerezza con cui suona potrebbe essere la stessa necessaria a tenere in bocca una sigaretta.
E il pubblico sta lì, sospeso, consapevole del fatto che se lo volesse, quella nota Paolo Fresu potrebbe tenerla nella sua tromba tutta la notte.
Poi il suono si sopisce. Lentamente, molto lentamente.
Il sardo dallo sguardo limpido si tende con tutto il corpo per accompagnare la musica verso il silenzio, per consegnarla nelle mani di un applauso che potrebbe anch’esso durare tutta la notte.
Paolo Fresu lo sa.
E sorride.

Un piccolo frammento dell'articolo che sto scrivendo sul concerto romano di martedi... perchè al paese scrivo per un pubblico che non esiste, mentre qui - spero - qualcuno potrà sedersi di fianco a me, al buio, per ascoltare questa tromba che squarcia il silenzio consapevole della sua responsabilità...

PS: Un abbraccio ad Ainda & Brother che mi hanno mostrato una Roma nuova, che non sospettavo. E che mi hanno fatto condividere delle notevoli salsicce! A presto!

mercoledì 21 marzo 2007

Storie d'amore e di sigarette

L’Amore è il danzare grottesco di un uomo sgraziato e impacciato.
Un sentimento così inafferrabile che l'umanità dinanzi ad esso non può che arrangiarsi, come un ballerino improvvisato chiamato ad interpretare una coreografia che ignora... tutti personaggi riuniti in un girotondo folle e scanzonato, drammaticamente appassionato.
Tremendamente umano.

In sostanza, se vi capita guardatevi Romance&Cigarettes, di John Turturro.

Sono curioso di sapere se sono l’unico scemo che si commuove al termine di questo commedrammusical…

domenica 4 febbraio 2007

Ringraziamenti

Volevo ringraziare ufficialmente il Padre Eterno per aver commissionato a Mozart il Requiem in Re minore.
Non avrebbe potuto trovare modo migliore di dimostrare la sua esistenza.

sabato 23 dicembre 2006

L'ubriacatura delle feste



Giornata di domande retoriche.
Perchè i ragazzi si ubriacano?
Per noia, immagino. Per una sorta di sfida di virilità credevo. Un po' come fare a chi ce l'ha più lungo.
Ma allora perchè si ubriacano le ragazze?
Le vai a prendere che sono splendide: gonne corte, tacchi alti, capelli appena tagliati, trucco perfetto. Belle come la Barbie. O almeno Skipper.
Dopo tre ore la metà di loro sembra l'ombra di Marta Marzotto.
Trucco sbiadito, capelli demoliti, gambe barcollanti.
Le gote sempre più rosse. E quel sorriso. Quella risata ubriaca di whisky, limoncelli e piñacolade che mi gela il sangue.
La notte si chiude fra vomito, lacrime e discorsi autocommiserativi.

Bilancio serale: Sobri 5, Ubriachi 6.
Accidenti, perdo sempre.

venerdì 22 dicembre 2006

Sciocche disillusioni...

- E tu che mi racconti?
- Che le devo dire professoré… fra quattro esami mi laureo…
- E che aspetti ? quattro esami si fanno in 6 mesi!
- Si, è la tesi che mi preoccupa un po’…
- Vabbè dai… con quella ragazza… di dov’era…
- No… è finita…
Istante di silenzio.
- Vabbè… Tutto finisce.
Osservo le sue labbra ricurve e tese. Il suo sguardo basso.

Come sarebbe a dire “tutto finisce”?
No. Non ci sto. La vita, l’amore, l’arte.
Non “tutto finisce”. Non finisce proprio un accidente, anzi.
Tutto si trasforma… soprattutto l’Amore, che è perenne come l’erba.

mercoledì 13 dicembre 2006

Ancora i matrimoni

Sapete invece cosa amo?
Amo il vecchietto che una settimana fa mi viene vicino e mi fa:
- Ma lei è fidanzato?
- No, per il momento no.
- Bravo. Io so’ sposato da 42 anni. Co’ quella là. Me la tocca sempre portà appresso.
La vecchietta un po’ distante da noi ci guarda e scuote il capo.
- Suvvia, non si lamenti. 42 anni son tanti.
- Umpf.
Allarga le braccia.
- E so’ tanti si.
Il vecchietto torna dalla sua agrodolce metà.
Lei lo osserva e le sue labbra silenziose si tendono in un sottile sorriso.
Che contiene l’Amore, pazienza di una vita.

I matrimoni


Odio i matrimoni.
Posso dirlo?
Odio i matrimoni.
Odio gli abiti da sposa da migliaia di euro e le diete che le novelle spose compiono per indossarli.
Odio gli abiti da uomo che sono tutti Carlo Pignatelli e hanno tutti il sapore della plastica cinese.
Odio i sorrisi beoti dei genitori e i fazzoletti imbevuti di lacrime delle mamme.
Odio l’eleganza posticcia dei testimoni e l’invidia degli astanti.
Odio i preti che aumentano di anno in anno i momenti ritualistici, fino a fare della cerimonia sacra un grand guignol del buonismo volto a convincere tutti i bambini che l’amore DEVE essere eterno.
Altrimenti Gesù bambino quest’anno non metterà doni sotto i loro abeti.
Odio le acconciature fatte di perle e stucco romano, che sembrano caschi di frutta esotica.
Odio le basette disegnate col bisturi dai solerti barbieri. Perché non si sposa mai nessuno con la barba?
Odio le macchine da sposa, illusione di un’inesistente e futile benessere economico.
Odio lo stramaledetto pranzo di nozze.
Che dura sempre più di sei ore e sfida ogni volta l’umano limite di ingurgitare carboidrati e proteine.
Odio i nomi delle portate scritti sui menu. Il lattonzolo in letto di insalata con aceto balsamico del ’74 resta una normale fetta d’arrosto.
Odio i parenti che vivono i pranzi di nozze come occasioni uniche di sfidare la cirrosi epatica.
Odio gli stornelli degli amici che altro non sono se non la secolare perpetuazione della volgare bassezza umana.
Odio il riso, i confetti e qualunque altra cosa venga lanciata contro gli sposi che non siano pietre.
Odio il soprano che intona l’Ave Maria di Schubert con imbarazzante presunzione.
Odio le centinaia di macchine fotografiche che cercano di immortalare un evento tanto bello quanto falso.
Odio fotografi e operatori video che comandano la cerimonia, certi del fatto che tutto ciò che conta è la perfetta apparenza.
Odio le feste, i festini e i party pre, durante e post matrimoniali. Inutile abbuffata di mignon, stornelli e panini con la porchetta.
Odio lo spreco di cibo. In maniera abissale odio lo spreco di cibo.
Odio le foto di gruppo di cui non frega mai niente a nessuno e che sono banali testimonianze della propria presenza sul luogo del delitto.
Odio il cantante dei matrimoni che sfodera tutto il suo repertorio di Ramazzate, Celentine e Dalessiate varie.

Scusate il mio sfogo.
Ho appena terminato il montaggio del 68° matrimonio di lavoro.
E vi prego, se doveste sposarvi… non mi invitate mai.