- Allora, Ben, sei disponibile quest'anno a fare il progetto movie?
- Mah, non so. I tempi sono già stretti…
- Per quelli non ti preoccupare, posticipiamo la proiezione. Allora?
- Beh, allora si dai…
- Pensi di lavorare con qualcuno? Ti occorrerà un aiuto?
- No. Quest'anno farò da solo.
- E la tua ragazza?
- Quest'anno sarò solo.
- Ce la fai?
- Ce la farò.
Inizia così la traversata primaverile dell'Anno Domini 2007. Con un impegno degno di Shakelton. Condurre in solitaria trenta ragazzini di diciassette anni attraverso la realizzazione di tre cortometraggi. Tragitto semplice: soggetto, sceneggiatura, regia e recitazione, montaggio e musiche, proiezione. Lineare.
Lungo il tragitto le insidie, quelle che ogni capitano deve affrontare: rischio di ammutinamento dei ragazzi, rischio di finire contro gli scogli dell'indifferenza, rischio di perdersi nella nebbia dell'incomprensione o di restare incastrati nei ghiacci della frustrazione.
Da tre settimane siamo salpati, e abbiamo già quasi raggiunto la seconda meta. L'umore a bordo è ancora alto, anche se tenerlo alto fino alle riprese è difficile. La penna affascina meno della videocamera. Qualche ragazzo si sta appassionando, sta uscendo dalla psichedelica mentalità playstation e inizia a flirtare con il ritmo cinematografico. Mi fanno sorridere quando cerco di proporre soluzioni alle sceneggiature e mi sento incalzare con continui: "E poi? Su, dai, poi che succede?" "Dimmelo tu – rispondo sempre – dimmelo tu cosa succede". Li punzecchio continuamente. Odio il torpore del nuovo millennio. Per queste cose occorre passione. Da parte di tutti.
Senza che se ne rendano conto mi appaiono un po' come bambini in quei momenti, sembrano riscoprire il piacere del sentirsi raccontare una storia. Le ragazze, a onor del vero, sono sempre le più interessate. Ma sono pochissime, le classi coinvolte provengono tutte da indirizzi tecnici.
Non basterà questo post per raccontare tutte le sensazioni e le speranze che mi animano.
Credo che terrò un diario di bordo.
Ritto sul cassero, con lo sguardo attento,
Benjamin Brown