Uff, ho la bottega piena di roba ammucchiata… apro la porta e debbo farmi largo fra gli scatoloni. Qualcuno cade in un tonfo sordo. Altri restano in bilico, indecisi sul da farsi.
Allora facciamo ordine: in questo scatolone... Ah, si! Qui ci avevo lasciato la serata finale del progetto movie… la proiezione dei cortometraggi in piazza e l’entusiasmo dei ragazzi che per la prima volta si vedevano recitare. In mezzo al polistirolo l’emozione del salire sul palco acclamato dai ragazzi come una star (fortunata). Sotto i riflettori l’orgoglio con cui li ho ringraziati e con il quale li ho esortati a non smettere mai di avere cose da dire…
Lo scatolone poggia su uno molto molto grosso. Che Ainda conosce molto molto bene.
Parigi e le strade di Francia.
Chi come me è convinto che la meta del viaggio sia il viaggio stesso, capirà il motivo per cui siamo andati a Parigi in macchina. Abbiamo tagliato la Francia come un coltello, in verticale, prima di piantare la lama nel corpo più vivo di Parigi, quella Belleville calderone di etnie e religioni che da un paio di settimane ospita anche la nostra Ainda. Coraggio Bimba. Ricorda sempre che la vita appartiene solo a te e che l’unico modo per non averne paura e salire sul cassero e prenderne saldamente il timone.
Alla mia destra gli ultimi tre pacchetti. Sono piuttosto piccoli e contengono gli ultimi folli giorni della mia odissea, quelli da Ainda in poi per intenderci.
Nel primo c’è un viaggio di ritorno in solitario che ha dell’epico. Esagero? Provate voi a trovarvi su un valico alpino chiuso, completamente solo in mezzo ad un gregge di pecore mentre infuria una bufera di neve… per fortuna queste cose mi esaltano…
Nel secondo c’è l’arrivo a Verona, da amici dottorandi. Ci sono passeggiate notturne e diurne per la città, spritz (che non reggo) prima di cena e costole di balena che non cadono al mio passaggio. Ci sono anche ragazzi che non conoscevo e che vengono dal Portogallo e da Asti e che avrebbero molto da raccontare… se solo avessi la forza di sostenere le loro parole dopo il viaggio!
Ultima scatola: Lucca. Lucca che mi accoglie nel suo ventre materno. Lucca che deve aiutarmi a salvare una casa antica. Lucca della memoria e Lucca del cuore. Perché alla fine si torna sempre in seno a quelle mura.
Ok. Diciamo che una organizzata alla faccenda l’ho data. E magari anche una spiegazione alla mia latitanza. Dopo 3.484 chilometri percorsi sono di nuovo davanti al mio computer. No, in realtà sono davanti ad un altro pc perché in mia assenza mio fratello ha avuto la brillante idea di distruggere il mio… Comunque sono a casa. Con la testa che gira perché – come si sarà notato – avrei un milione di chilometri, di facce, di sensazioni da raccontarvi. Devo solo capire come, senza annoiarvi.
E allora,
come dicono i parigini educati,
A bientot, mes amis!