sabato 7 giugno 2008

Notturno numero due

In Irlanda c’è una frontiera di roccia dove il vento urla furioso e continuamente si confronta con l’atlantico grigio.

Lei ama la tempesta. Alle volte, mentre sto in cucina, la osservo attraversare il prato e sedersi di fronte all’attesa del tempo. Lei e il temporale si studiano, si osservano. Lei cerca i suoi occhi all’orizzonte e lui si cheta. Il mare si placa un poco. Come i suoi capelli neri, sparsi un po’ ovunque sul viso.

Li osservo dalla finestra azzurra. Sembrano entrambi fatti di elettricità.

Poi il cielo si mangia Inis Meáin e il vento riprende a sbattere il mare contro la pietra, sempre più forte. Lei si alza e si avvicina allo strapiombo. Si volta di scatto: è la voce della roccia che la chiama. Il mostro lancia il suo lamento, un lamento di acqua e pietra che proviene direttamente da dentro, dal cuore stesso dell’isola. Da quello che i vecchi chiamano poll na pBeist, l’antro del serpente.
I suoi occhi tornano all’orizzonte, i capelli scarabocchiano l’aria.
Le mani si irrigidiscono, le labbra si contraggono.

Sono certo che potrebbe.
Da un momento all’altro.
In un istante.

Potrebbe, si, potrebbe lanciare il verde dei suoi occhi contro il cielo.
Potrebbe, si, aprire le mani e afferrare l’intero strato di nubi.
Potrebbe fondere la roccia, si, lo so che ne sarebbe capace.
Potrebbe, si, so che potrebbe – se solo lo volesse – spalancare il suo ventre e lasciar esplodere una forza più devastante di tutte quelle nubi, di quei fulmini e di quel mare.

Lo sanno fare tutte le fate da queste parti. Ma io vorrei che restasse ancora in questa casa di paglia e sassi.

Allora esco.
Le metto lo scialle sulle spalle.
E lei sorride.
Ancora non fuggirà.

martedì 3 giugno 2008

Se morissi...

... mi riposerei.
Tanto.

lunedì 26 maggio 2008

Se morissi...

... vorrei che tutti - ma proprio tutti - si sentissero appena un pochino più soli.
Come mi sento solo io, in questo periodo pieno di tutti.

Son soddisfazioni. Dicono.

La settimana appena trascorsa è stata satura di "cose" che dovrebbero rientrare alla voce "soddisfazioni".
La prof di tanto in tanto mi fa condurre le lezioni, i miei compagni fanno il tifo per me, ad agosto mi hanno commissionato un'altra mostra fotografica in una sala del '400, il sindaco mi convoca al comune per sottopormi progetti, l'abate e il priore mi chiedono favori.
Trovate il numero di Benjamin Brown sotto quello della croce rossa, insomma.

Soddisfazioni si, soddisfazioni.

Però sto iniziando a vivere per il lavoro.

E ogni sera, in camera, mi sento un po' più solo. No, non è vittimismo. E' proprio una sensazione... una sensazione difficile da definire e in fondo estremamente banale da provare. Cavolo, tre quarti dei bloggers si sentono soli.
Però stavolta è un po' più triste. Forse perchè in effetti incontro continuamente un mucchio di gente... con cui rido e scherzo ma che non allevia la mia solitudine.
Forse è la malattia dei sangue misti...

domenica 11 maggio 2008

Se morissi...

... vorrei che il comune trovasse una piccola piazza nel centro storico, ma piccola davvero, e la intitolasse a Benjamin Brown.

Piazza
Benjamin Brown
simpatico cialtrone

Poi vorrei che obbligasse ogni pomeriggio tre bambini diversi a star lì, per riempirla del rumore sordo dei calci dati ad un pallone arancione. Si, è importante che siano obbligati a farlo. E che il pallone sia arancione.

Mi sentirei utile.