Happy birthday...
Ci sono ancora. Entro, passo, spolvero e a volte metto in ordine. Se sono in forma riesco persino a portare qualcosa di nuovo da offrire ai viandanti del web.
Ci sono ancora. Entro, passo, spolvero e a volte metto in ordine. Se sono in forma riesco persino a portare qualcosa di nuovo da offrire ai viandanti del web.
Direttamente dall'iperuranio di
Benjamin Brown
alle
10:36
Etichette: Pinzillacchere e bottoni...
È un liquido denso e verde quello che riempie il bicchierino di plastica.
Direttamente dall'iperuranio di
Benjamin Brown
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16:21
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C’è un posto su questo mondo che contiene una cosa a me cara. Si tratta di un posto molto piccolo e di una cosa molto preziosa. È un posto che vorrei descrivere con tutti i particolari possibili, per rendere l’idea. Eppure sarebbe una perdita di tempo, perché la sua bellezza va ben oltre il suo aspetto.
È un posto molto piccolo e direi anche molto isolato. Si tratta di un antico borgo perduto in mezzo ad un bosco di castagni, in Garfagnana: una manciata di case, per lo più mezze diroccate, che si radunano intorno ad un’antica chiesa, come a proteggerla. E la chiesa – di cui non ricordo neppure la dedica – è protetta da una grande casa canonica, che è il punto specifico del mio interesse.
Una grande casa che contiene la felicità più pura di quando ero bambino. Di quando tutta la famiglia di mia madre passava il mese d’agosto riempiendo quelle stradine deserte delle proprie risate e degli scherzi, delle litigate fra gli zii e dei ritmi di una curiosa comunità. Potrei passare intere ore ad elencare i miei ricordi. Ma neppure i ricordi saprebbero rendere l’idea che voglio trasmettere. La bellezza di quel luogo va oltre i ricordi di un ex bambino.
Direttamente dall'iperuranio di
Benjamin Brown
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09:12
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Scherziamo sulla Siberia e su alcune città dai nomi impronunciabili. Ride tanto, con tutto il volto. Persino i suoi capelli bianchi sembra che ridano. La moglie sorride anche lei. Con un sorriso profondo incastonato in un grande fazzolettone rosso a pois bianchi che le copre il capo. Sembra una matrioska a dieta.
È una visita per pochi quella che intraprendiamo. Solo i nostri passi e le nostre risate spezzano il silenzio cristallino del monastero d’ottobre. Mi spiegano che sono brasiliani, nonostante parlino un italiano e un francese limpidissimi. Io non so che impressione farmi di loro: fisicamente sembrerebbero due profughi dei primi del novecento, però quando gli racconto storie mi ascoltano e partecipano. Scherziamo molto: lui fa continue e feroci battute anticlericali.
Poi io e lui facciamo una scommessa: gli garantisco che il terzo chiostro è in assoluto il più bello. Lui mi sfotte. La bellezza è soggettiva, non dovrei dire certe cose, mi dice. Ma sta al gioco, ci stringiamo la mano e varchiamo la soglia.
Il suo sguardo ingordo percorre l’ambiente, attraversa le colonnine bianche di Carrara e si fissa sul campanile, stagliato contro uno degli azzurri più puri che il creato sappia regalare.
- Es muy bonito… bellissimo…
“Incredibile – penso – gli trema la voce”. Poi l’osservo e mi accorgo che sta piangendo.
- Lindo… Extraordinàrio…
Ancora piange e io vorrei solo smettere di parlare. Sento che le mie parole possono solo sporcare questo momento. Poi mi chiede di andare avanti e così faccio, procedendo fino alla fine con tutta la passione che ho. Quindi il commiato e la sua ultima stretta di mano.
Direttamente dall'iperuranio di
Benjamin Brown
alle
22:08
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Uno seduto dietro la scrivania, l’altro in piedi nelle sue clark. L’Architetto mostra il suo sdegno.
- Accidenti, ma queste brochure… queste brochure… sono da-vve-ro-rre-nde. Veramente. Io proprio non capisco. Cioè, va bene il convegno, la mia collaborazione con l’associazione e tutto quanto… ma queste brochure, diamine… le ho fatte vedere anche alla collega, alla Mariotti Corsi. Anche lei davvero allibita… dice “si, ma potevano presentarlo in un altro modo… queste brochure, queste brochure…”. Misere, mediocri, pessime… non c’è che dire. Il manifesto pure pure… ma queste brochure, sant’Iddio… queste brochure…
Non sono stato accurato in precedenza.
C’è uno seduto dietro alla scrivania che ascolta.
E poi c’è l’altro in piedi nelle sue clark che parla esprimendo tutto il suo sdegno.
E poi ci sono io.
L’autore delle brochure.
Quello seduto sa e tace imbarazzato, quello che parla non sa e continua nella sua crociata.
- E poi mica vorremmo mettere queste brochure sulle sedie del convegno? No, non scherziamo. Per fortuna ci ho pensato io a realizzare queste. Guardate: questa sì che è grafica! Guardate che composizione… che geometrie, che colori… pensate, il grafico della tipografia prima di conoscere me era un totale incompetente, non sapeva fare a s s o l u t a m e n t e niente. Poi, da quando lo aiuto io… è cambiato completamente… ora le tipografie se lo litigano! Potevate farle fare a lui queste brochure, no? Ma chi diavolo ve lo ha fatto questo scempio?
- Veramente le ha fatte lui…
È divertente cogliere l’imbarazzo di una persona quando te lo aspetti da un po'. O meglio, sarebbe divertente se dopo l’attesa effettivamente arrivasse. In questo caso proprio no: dimenticavo che un rotariano non chiede scusa, non si imbarazza e – credo ma non sono certo – non defechi.
- Ah. Vabbè. Non posso farci nulla. Queste brochure sono inguardabili.
E io sono veramente stupito di me. Perché per la prima volta, davvero, non me ne frega un cazzo di quello che pensa una persona rispetto al mio lavoro. Per tutto questo lungo sfogo l’ho ascoltato sorridendo, e sorridendo ho salutato dopo il suo definitivo giudizio. Sono salito in sella alla mia moto, poi sul divano rosso della mia sala azzurra. E ho messo un album piacevole che si intitola: “Some people have real problems”.
E sto bene.
Direttamente dall'iperuranio di
Benjamin Brown
alle
00:10
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