giovedì 4 novembre 2010

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Sull’autobus, di sera, la stanchezza sale prima ancora dei passeggeri. Per questo quando i pendolari salgono hanno una percezione ovattata del mondo, con gli occhi perennemente incapaci di fissare un punto qualsiasi nello spazio.

Quando dopo la stanchezza e i pendolari sale a bordo la notizia, la sensazione di non essere nel mondo si fa più forte.



Un carabiniere ha sparato ai suoi figli e si è tolto la vita. Una bimba è già morta, l’altra ancora non si sa.

Un uomo, un padre, uno di noi, uno del paese, uno tranquillo.

Poteva essere il mio.



E vorrei non scendere più dal tempo sospeso di quel gigante d’acciaio che ci riporta al paese.

martedì 3 agosto 2010

Pinnacoli e asceti

Dice:

– Sai Ben, lo sai che io l’amo…
- Certo che lo so, l’avevo capito benone…
- Non mi prendi per matto, vero? Non è che pensi…
- Non penso niente, Frà. Penso che hai fatto quel che sentivi di fare e hai fatto bene…
- Sì si, questo sì. Perché alla fine mi son detto: “devo provarle tutte per riaverla… poi vada come vada, ma devo provarle tutte!”
- E alla fine sembra sia andata benone, no?
- Eh… speriamo…
- Ehi! Voglio sentirti ottimista stasera… eccheccazzo, ieri eri tutta una preoccupazione e un’ansia…
- No no, hai ragione… sto molto meglio oggi. Grazie Ben, mi hai dato ottimi consigli…

Great job, Benjamin Brown. Really a great job.
Vivere come vivo io ha questi straordinari lati positivi. È un po’ come vivere seduti sul pinnacolo di una cima montana. Tipo monaco shaolin o stilita o storie simili. Te ne stai solo, meditando in silenzio, e tutto vedi dall’alto e tutto appare chiaro, essenziale. I consigli vengon su facili, tanto mica sei tu a vivere problemi sentimentali, lavorativi o sociali… riesci ad approcciarti ad ogni cosa con distacco, chiedendoti di tanto in tanto se esisti o fai finta o non ne hai bisogno.

Non fosse che hai tutto il tempo un pinnacolo di roccia nel culo quando stai seduto, questa vita ascetica sarebbe ideale.

domenica 11 luglio 2010

Sono BB. Risolvo i problemi (tutti tranne i miei...)

- Ho un’idea per la vostra associazione!
- Ah sì piccole’? E che idea ti è venuta in mente?
- Un fumetto!
- Ah, perché tu sei bravo a disegnare?
- Si, la maestra me lo dice sempre. E poi mi piacerebbe fare un cartone animato!
- Pure! Ma un cartone animato è difficile…
- Lo so. Infatti mi hanno detto di chiedere aiuto a Benjamin Brown…
- Ah sì? Così ti hanno detto?
- Si.
- Ok, quando lo vedo glielo dico allora…
Lui se ne va soddisfatto, io rido sotto i baffi.

E il pomeriggio di luglio scorre placido sciogliendo gelati in silenzio.

mercoledì 30 giugno 2010

L'erba e la speranza

Ciao Ben. Scusa se non mi sono fatta sentire prima ma ho avuto dei problemi con i miei. Dopo una litigata furibonda ho fatto le valige, e adesso sono in cerca di un posto in cui stare. Ci sentiamo presto. Ti abbraccio.

L’sms mi arriva mentre pulisco l’oliveto dall’erba. È sera, intorno a me ho solo il tramonto, il profumo dell’erba appena tagliata e il rumore a scoppio del decespugliatore. Sarebbe una bella serata, in fondo.
L’sms mi arriva mentre trascorro le giornate affrontando me stesso, in un vortice di demoni che da tempo si contendono i miei pensieri e le mie frustrazioni. Ci sono giorni che vorrei smettere di esistere. No, non di morire, non capite male. Solo smettere di esistere. Diventare assenza, aria, polvere. Un modo come un altro per risolvere questa fase della vita fatta di una affollatissima e complicatissima bonaccia.
Si, ci sono giorni – la maggior parte – in cui mi sento proprio così: una barca a vela immobile nonostante sia vittima di correnti violente e contraddittorie. Credo che qualche romantico inglese ci abbia scritto anche un poema nell’ottocento. Un poema o qualcosa del genere. Io che non sono né romantico né inglese, non scriverò poemi.

Piuttosto un sms. Ho risposto alla mia amica con le mani callose e il sudore che mi colava dalla fronte. Avevo pezzi d’erba ovunque sparsi sul viso, le dita che faticavano ad esser precise.
Le ho scritto che stavo lavorando nei campi e che non bisogna mai perdere la speranza.
Che stavo tagliando l’erba fra gli ulivi e che non bisogna mai perdere la speranza.
Alle volte scrivo cose agli altri come se parlassi a me stesso.
E mi sento bene.

Perché in fondo una barca immobile per quanto in difficoltà può essere d’aiuto al naufrago incontrato in mezzo al mare.

sabato 26 giugno 2010

Vanno, vengono... a volte ritornano. E non si vede più il sole...

Un amico di Facebook dedica una canzone «A quelli che perdono tutto per orgoglio. A quelli che pur di aver ragione si perdono nella solitudine. A quelli che dicono di non aver bisogno di nulla e poi di nascosto piangono l'amarezza del loro cuore indurito. A quelli che rifiutano l'AMORE, credendo di poterne fare a meno. A quelli che amano da impazzire, ma non lo ammetteranno mai e vedranno da lontano, mentre gli anni si consumano, passare i loro sogni nelle braccia di altri.»


Taccio e mi guardo allo specchio.
Quel che vedo non mi piace affatto.