La mostra sui monasteri non la volevo proprio fare. Mi ripetevo in continuazione che non avrei dovuto accettare, che il paese è già troppo bigotto, che ci sono già troppi dipinti, che.
Allora perché l’hai fatto, Ben?
Per tre motivi. Il primo è perché amo la fotografia da quando avevo dodici anni. È l’unico linguaggio che non mi sia stato imposto in alcuna maniera, semplicemente mi ha scelto. Il secondo motivo è che non so dire di no, e questo è noto. Il terzo motivo è che non so dire no alle sfide.
-Ben, preparami una mostra fotografica sui monasteri. Voglio scatti originali.
Originali? Monasteri che da mille anni vengono riprodotti in ogni salsa? Originali?
Bene. Farò degli scatti originali.
Dei 500 scatti effettuati in sette mesi ne ho selezionati 13. Solo tredici immagini che vorrebbero essere un percorso intimo e critico nei confronti di una fede che ha perso la sua chiesa.
O viceversa di una chiesa che ha perso la fede delle origini, quella pura, quella sincera.
Motivo per cui nella colonna sonora che ho mixato si accavallano le note di De André (Laudate hominem) e Mozart (Dies irae), di Cohen e di Gabriel. Fino alla originaria purezza di Jeff Buckley.
All’ingresso troverete questa citazione di Leonard Cohen che riassume il mio lavoro (e la mia forte perplessità sulla sua qualità!):
I did my best, it wasn't much
I couldn't feel, so I tried to touch
I've told the truth, I didn't come to fool you
And even though
It all went wrong
I'll stand before the Lord of Song
With nothing on my tongue but Hallelujah.
And even thought it all went wrong,
I want to send you a great embrace.
Benjamin
PS: non sono molto convinto del risultato, anzi. Non credo che la mia comunicazione sia così efficace.
Per questo vi mostro una foto che non ho esposto.
Un mio autoritratto.
Ma semplice.
Puro.
Io.